In gabbia

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IL SEGRETO DI GIULIA

                                      


Un alone di mistero aleggia sulla storia di Andrea e Giulia. Un amore apparentemente perfetto si trasforma, all’improvviso, in una relazione difficile alimentata da continue discussioni e polemiche. Il lato oscuro di Giulia, fatto di silenzi e di strane richieste, finisce per suscitare incomprensioni e sospetti da parte di Andrea , ignaro delle reali ragioni che la inducono a troncare il loro rapporto.
Tutto il romanzo si snoda sull’ingannevole scambio tra realtà e apparenza, scambio che arricchisce la trama di tinte suggestive e incisive. Caratteristica peculiare di questo delicato equilibrio è l’effetto di suspence che anima, pagina per pagina, tutto il racconto. Le aspettative del lettore, lungi dall’essere indirizzate in un solo senso, vengono continuamente disattese dal continuo gioco dialettico tra apparenza e realtà, tra valori e disvalori, che costituisce, sicuramente, il fondamentale stimolo all’ideazione del plot. Mediante uno straordinario crescendo di azioni, l’autore intesse le maglie di una storia d’amore vissuta per anni a livello interiore.
Nella dimensione più privata ed intima dell’io, proprio il ricordo nostalgico di un amore ormai lontano spinge Andrea a mettersi sulle tracce di Giulia. Ma tale ricerca aprirà la via ad una serie di episodi che si succedono vorticosamente: rapimenti, omicidi, fughe. Vittime di una realtà drammatica ed amara, turbati dal loro coinvolgimento in situazioni del tutto inaspettate, i due protagonisti sono, allo stesso tempo, colpevoli di un vicendevole inganno descritto dall’autore con un timbro particolarmente suggestivo, cristallino e commosso. 
              

RECITA PER NOI L'AUTORE 
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da “Il segreto di Giulia”
PROLOGO
Torino, Giugno 1989
Era quasi mezzanotte di una calda serata estiva. Andrea guardava distrattamente la televisione passando da un canale all’altro, quasi senza rendersene conto, assorto nei suoi pensieri. I suoi genitori erano già andati a letto da un pezzo, ma lui non aveva minimamente sonno e cercava disperatamente di assopirsi guardando i noiosi programmi normalmente trasmessi a quell’ora.
Passò rapidamente dalla visione della solita puntata giornalistica sugli sperperi del denaro pubblico stanziato per far fronte ai numerosi terremoti che avevano colpito l’Italia nel corso degli anni, per passare ad un documentario sugli avvistamenti di UFO, all’edizione notturna di un telegiornale e poi concludere ad “ammirare”, su di un’emittente locale, le farneticazioni di una pseudo cartomante che, con un italiano alquanto approssimativo, asseriva di essere in grado di prevedere il futuro sentimentale di ingenue donne di mezza età.
Andrea spense disgustato la televisione e andò sul balcone a fumare l’ennesima sigaretta.
Nonostante cercasse in tutti i modi di dimenticare quella orribile giornata, non riuscì a scacciare il ricordo del litigio avuto nel pomeriggio con Giulia.
Giulia.
Avevano entrambi venticinque anni e si erano laureati insieme un anno prima alla facoltà di Giurisprudenza.
In realtà si erano conosciuti soltanto dopo qualche mese in quanto facevano pratica presso lo stesso studio legale di Torino. Tra di loro era subito sbocciata una sincera amicizia che ben presto si era tramutata in qualcosa di molto più intenso e coinvolgente.
Si erano messi insieme durante una festa da amici e da quel giorno la loro vita era drasticamente cambiata. Trascorrevano tutto il giorno insieme, o perché costretti dal lavoro o, durante le ore libere, perché non riuscivano a separarsi l’uno dall’altra. E quando, a tarda notte, si lasciavano, appena tornati a casa, si telefonavano per dirsi un mare di stupidaggini. Per Andrea era la donna perfetta: bella, affascinante, seducente, intelligente ed anche una tenera amante.
Il rapporto fu pressoché idilliaco per più di sei mesi. Poi qualcosa si ruppe.
Giulia per quanto fosse sinceramente innamorata di Andrea aveva posto una condizione: tenere il loro rapporto nascosto ai suoi genitori.
Andrea in un primo tempo non aveva francamente dato un grande peso a questa richiesta e non aveva avuto alcuna esitazione ad accettarla. Anzi, in cuor suo l’aveva quasi giustificata. Le ragazze, si sa, sono timide, diffidenti, pensano sempre che una relazione possa finire da un momento all’altro e la presentazione ai genitori inoltre può creare imbarazzi e morbose curiosità.
Ma, dopo tutti quei mesi, il loro rapporto era ormai consolidato, avevano addirittura incominciato a parlare del futuro, di quello che avrebbero potuto fare una volta avviata l’attività professionale ed ottenuto quindi l’indipendenza economica.
Inoltre Andrea aveva introdotto Giulia nella sua famiglia ed i suoi genitori erano rimasti entusiasti della ragazza. In particolare la mamma era letteralmente “innamorata” di quella bella ragazza, bionda, con gli occhi azzurri e non perdeva occasione per dire ad Andrea di non farsela sfuggire.
Andrea ad un certo punto quindi, prima timidamente, poi con maggiore insistenza, aveva chiesto a Giulia di rinunciare alla sua condizione, non essendoci più, a parer suo, alcun apparente motivo che potesse giustificare il perdurare della “clandestinità”.
Ad Andrea quello che dava fastidio non era tanto il fatto che Giulia non volesse fargli conoscere i suoi genitori, quanto che di loro lui non sapeva praticamente nulla.
Giulia non ne parlava mai.
Sapeva genericamente che suo padre era un imprenditore: ma imprenditore di cosa? In realtà poteva essere un pericoloso latitante o un agente dei Servizi Segreti. Tutte le ipotesi erano plausibili.
Ma Giulia non voleva saperne ed anzi più passavano i giorni più si chiudeva a riccio sulla sua drastica decisione.
La questione aveva radicalmente cambiato i rapporti tra i due negli ultimi mesi.
Andrea ne faceva ormai una questione di principio e non perdeva occasione per sollevare il problema con inevitabili discussioni e code polemiche.
Non stavano più insieme come prima. Alla fine dell’orario di lavoro spesso si salutavano e non si vedevano fino al giorno dopo. Erano cessate anche le telefonate notturne.
Ed infine si era giunti al pomeriggio di quel giorno di giugno. Andrea, ancora una volta, aveva chiesto di poter conoscere i genitori di Giulia e lei ancora una volta aveva respinto la richiesta.
Ma questa volta era successo qualcosa di più grave: Giulia gli aveva detto espressamente che non avrebbe più accettato altre richieste. O accettava lo “status quo” o poteva cercarsi un’altra ragazza. Quello che aveva colpito Andrea erano stati soprattutto l’estrema decisione mista ad un freddo distacco con i quali Giulia lo aveva posto di fronte a quel crudo out out.
Si erano lasciati quel pomeriggio senza dirsi altro, senza nulla aggiungere.
Ed ora Andrea si stava macerando sulla decisione da prendere: accettare la condizione posta da Giulia, per lui peraltro incomprensibile, oppure prendere una decisione dolorosa ma che comunque aveva delle valide motivazioni. La loro era a tutti gli effetti una relazione monca, alla quale mancava una componente essenziale che non era tanto rappresentata dalla mancata conoscenza dei genitori di Giulia, quanto dal lato oscuro di lei, che Andrea voleva a tutti i costi poter svelare, ma che gli era forzatamente impedito.
Mentre Andrea era assorto profondamente nei suoi pensieri, improvvisamente suonò il telefono.
Andrea lo fissò. Non era più abituato a ricevere telefonate a quell’ora della notte.
Uno, due,tre squilli. Andrea si avvicinò e rispose.
«Pronto?»
«Ciao Andrea.»
La voce calma e pacata di Giulia provocò una reazione euforica nell’animo di Andrea.
Forse anche lei si era convinta che non valeva la pena rompere la loro relazione per dei motivi che a lui sembravano oltremodo futili.
«Come stai?» chiese Andrea rinvigorito.
«Io bene» rispose Giulia. «Hai riflettuto su quello che ci siamo detti oggi?»
Andrea raggelò. No, Giulia non aveva minimamente cambiato idea.
«Francamente non ho ancora preso una decisione definitiva» balbettò Andrea. «Ma comunque resto della mia idea.»
«Va bene Andrea» disse con voce fredda Giulia. «Direi che non abbiamo altro da dirci. Per la tua stupida cocciutaggine hai rovinato tutto. Potevamo essere una bella coppia. Potevamo essere tante cose. Ma non saremo più nulla. Ti auguro buona fortuna» e riattaccò il telefono.
Andrea rimase paralizzato e fissò la cornetta per alcuni istanti che parvero interminabili.
Riagganciò e andò sul balcone a fumarsi l’ultima sigaretta rimasta nel pacchetto. Andrea aveva un carattere piuttosto duro e raramente si commuoveva. Quella notte, chissà dopo quanto tempo, pianse.
Il giorno dopo si recò in ufficio e seppe che Giulia aveva telefonato per dire che non sarebbe più andata in quello studio legale a fare pratica. Non aveva specificato null’altro, né dato spiegazioni alla segretaria, la quale era rimasta visibilmente sconcertata. Si trattava pur sempre di uno degli studi legali più prestigiosi di Torino e rinunciarvi le era sembrata giustamente una pura follia.
Da quel dannato pomeriggio Andrea e Giulia non si videro più.

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