In gabbia

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lunedì 23 marzo 2015

Non chiamiamoli terroristi



Oggi la mia città è in lutto. Torino piange le sue due vittime, Antonella Sesino e Orazio Conte, barbaramente uccisi pochi giorni fa in Tunisia dalla follia omicida di alcuni appartenenti all'Isis.
Ecco è su come chiamare gli adepti di questa organizzazione dedita al massacro e alle esecuzioni indiscriminate di occidentali che vorrei spendere due parole. Vengono genericamente definiti "terroristi", forse perché la lingua italiana (bisognerebbe chiederlo a qualche appartenente all'Accademia della Crusca) non è in grado di esprimere un termine ancora più negativo, più nefasto, più dispregiativo che il semplice "terroristi".
Ma questi fanatici, a mio parere, non sono semplici "terroristi", sono ben di peggio.
Noi europei sappiamo molto bene cos'è il terrorismo. L'abbiamo provato sulla nostra pelle negli anni '70, con "Prima Linea", "Le Brigate Rosse", "La Baader Meinhof", l'"ETA".
Ma questi erano movimenti fortemente politicizzati ed avevano una ideologia, folle quanto si voglia, ma ce l'avevano. Il loro obiettivo era la distruzione dello stato costituito e democratico a favore di una sorta di dittatura del proletariato, l'eliminazione sistematica degli esponenti più rappresentativi di quello stesso Stato costituito, per indebolire la democrazia e le istituzioni. Lo stesso sequestro di Aldo Moro è stata un'operazione politica, la dimostrazione di onnipotenza del movimento che prima di assassinare il grande statista, lo ha utilizzato per fiaccare le difese degli organi democratici, mettendo gli uni contro gli altri, chi voleva trattare con i terroristi contro chi invece non intendeva cedere. Oggi si può dire con il senno di poi che quella fu un operazione politico/militare perfetta, che mise in ginocchio uno Stato debole e imbelle a rispondere con la dovuta fermezza e unità alle BR.
Ma questi macellai dell'Isis che disegno politico hanno? Quale è il loro obiettivo, oltre quello di uccidere il maggior numero possibile di occidentali? Oltre quello di spargere terrore e paura in una vasta area del nord Africa. Semplice. Non c'è nessun disegno politico, nessuna base ideologica del movimento, nessun reale obiettivo da raggiungere. Solo uccidere, uccidere e ancora uccidere. Nel modo più plateale possibile.
Cerchiamo nel vocabolario italiano o inventiamolo di sana pianta un nuovo termine che descriva compiutamente questi esseri al cui cospetto "i terroristi", per come li conosciamo noi, sono dei semplici ladri di banane.